Verde pubblico

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Mq di verde sul territorio imolese

Domande e risposte sul Verde Pubblico

Area Blu risponde

Ad Imola ci sono globalmente 3.166.563 mq di aree verdi fruibili ripartite come indicato:

Tipologia di verde superficie mq numero aree
PARCHI, GIARDINI, AREE VERDI, PERTINENZA STRADALE E CICLABILE 1.498.866 344
AREE BOSCATE E VERDE IN CONVENZIONE (Bosco Frattona, Centri Sociali, associazioni, convenzioni ex piani urbanistici ) 925.675 106
VERDE SCOLASTICO 211.735 31
VERDE CENTRO STORICO, DI ARREDO (ROTONDE DI ACCESSO ALLA CITTA’) 28.296 31
AREE CIMITERIALI 82.540 7
AREE SPORTIVE 419.451 21
Imola con i suoi 45,5 mq/abitante è una delle città più “verdi” d’Italia anche al netto di eventuali diversità del metodo di censimento delle aree verdi. Basti pensare che in Regione Emilia Romagna il rapporto è di 35 mq/ abitante ed altre città vicine considerate molto verdi hanno i seguenti rapporti

BOLOGNA = 22,5 mq/ab.
Cesena = 26,5 mq /ab
Faenza = 39 mq/ab
Carpi = 21 mq/ab

Nonostante il censimento in fase di completamento la risposta è meno semplice di quanto si possa pensare.
Le alberature rilevate tramite censimento sono tutte quelle per le quali ha senso una gestione per singola pianta anziché per gruppi. Si tratta di due diverse modalità gestionali che contraddistinguono generalmente il verde urbano dalle formazioni boschive. Gli individui censiti sono generalmente di impianto artificiale (non nati da seme) posti in parchi, aree verdi e viali correntemente gestiti messi a dimora piantando giovani piante già sviluppate (16-20 cm di circonferenza misurata a 1,30 m). Fanno eccezione a questa descrizione aree seminaturali come il lungo fiume, il Monte Castellaccio al Parco delle Acque Minerali e molte zone del Parco Tozzoni. In queste aree sono presenti circa 25.000 alberi. Alcuni popolamenti arborei non sono invece stati oggetti di censimento in quanto formazioni a gestione tipicamente forestale.

Boschi dei bambini

Si tratta di giovani popolamenti ottenuti con l’impianto artificiale di semenzali messi a dimora con sesto variabile al fine di ottemperare l’obbligo di legge di impiantare un albero per ogni bambino nato nel territorio comunale. Le aree destinate a tale scopo sono collocate nei seguenti luoghi ed assommano a circa 10.000 piante al netto di fallanze sommariamente stimate:

  1. Via Suore con piante corrispondenti ai nati degli anni 1992; 1993; 1994
  2. Via Morine con piante corrispondenti ai nati degli anni 1995; 1996; 1997
  3. Via Romagnoli con piante corrispondenti ai nati degli anni 1998; 1999; 2000; 2001; 2002; 2003; 2004; 2005
  4. Via Chiesa di San Prospero con piante corrispondenti ai nati degli anni 2006; 2007
  5. Via Lagune con piante corrispondenti ai nati degli anni 2008; 2009
  6. Via Lasie con piante corrispondenti ai nati degli anni 2010; 2011

Tali impianti necessitano in genere di diradamenti (il primo dei quali tra i 10 ed i 15 anni di età a seconda della fertilità e del sesto di impianto) che ridurranno considerevolmente il numero degli individui con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle piante che restano (che diversamente deperirebbero per la concorrenza troppo stretta) ed incrementare la biomassa molto più che proporzionalmente rispetto a quella che verrà asportata. Nell’anno corrente verranno pertanto effettuati gli interventi più urgenti.

Riserva Naturale Orientata Bosco della Frattona

Si tratta di un ecosistema ad evoluzione semi-naturale con una superficie di circa 20 Ha ed una composizione alquanto varia per specie, stadio di sviluppo, densità ed origine del popolamento (agamica, da disseminazione naturale, da impianto artificiale). Le specie arboree più rappresentative sono le quercie tipiche del querceto submontano in cui gli ibridi tra rovere e roverella rappresentano la prevalenza, il capino bianco e specie ruderali avventizie come la robinia. La stima del numero di piante richiede la definizione di un criterio di censimento (in primis se censire solo alberi o anche arbusti con portamento ad alberello, ed il diametro minimo del fusto), di una zonizzazione e della definizione di aeree di saggio. Diversamente la definizione di un numero di piante è una ipotesi con un range di variabilità troppo ampio che potrebbe assestarsi al di sotto delle 10.000 piante per diametri superiori a 15 cm misurati a m 1,30.

Bosco/Parco di Via dei Colli-Via Taglioni

Si tratta di un popolamento molto disforme con un impianto di base a parco con specie ornamentali (cedro, tiglio, ippocastano, pino domestico, platano ecc.) ed una successiva invasione di specie spontanee ed avventizie. L’area include inoltre una superficie ex-prativa in rapida evoluzione naturale proprio per l’ingresso delle suddette specie. La superficie complessiva è di circa 2,2 Ha ed anche in questo caso la stima del numero di piante è alquanto aleatoria per i motivi citati nel precedente paragrafo. Non è inoltre secondario considerare la rapida evoluzione dell’area in seguito alla invasione delle citate specie avventizie, dovuta ai rari e discontinui interventi manutentivi e ad una totale mancanza di gestione. Volendo dare numeri che potrebbero essere affetti da errori molto elevati si potrebbe parlare di meno di 1000 piante di diametro superiori a 15 cm misurati a m 1,30.

Incolti ed aree golenali con gestione assente o saltuaria

Nel territorio comunale vi sono alcune piccole aree incolte con gestione assente o saltuaria nelle quali vegetano individui arborei spontanei di origine agamica (per saltuari interventi di taglio) o da seme. Una delle aree più rappresentative ascrivibili a questa categoria è il boschetto di specie ruderali ed avventizie (robinia, sambuco ecc.) in confine con Via Suore in adiacenza al Parco Tozzoni. La stima del numero delle piante richiederebbe un apposito censimento.

In quest’ultima area ed in quella di Via del Colli/Via Taglioni sono state censite le piante di maggiori dimensioni che per vicinanza alla viabilità ordinaria devono forzatamente costituire oggetto di gestione ordinaria per singola pianta. Si tratta di una piccola eccezione che non cambia i concetti espressi nei precedenti paragrafi.

Se escludiamo il verde “boschivo” non oggetto di censimento (vedi punto precedente), possiamo suddividere il verde pubblico Imolese (ma anche quello privato) in 4 grandi fasce di età:

  1. Verde storico concentrato nei parchi storici (Acque Minerali, Osservanza e Parco Tozzoni) ed in alcuni viali (Via Andrea Costa, Viale Dante, Viale del Piratello) prima del primo ciclo della figura 0. Costituisce circa il 15% del patrimonio arboreo attuale.
  2. Verde post bellico concentrato nei viali di circonvallazione e nelle prime urbanizzazioni del boom economico (primo, secondo e terzo ciclo della figura 0). Costituisce circa il 40% del patrimonio arboreo attuale.
  3. Verde del decennio ’80-’90 corrispondente all’incirca con la crescita dei quartieri esterni (quinto ciclo della figura 0). Costituisce circa il 30% del patrimonio arboreo attuale.
  4. Verde del secondo boom edilizio sesto ciclo della figura 0. Costituisce circa il 15% del patrimonio arboreo attuale.
In estrema sintesi possiamo riferirci alle quattro fasce di età del punto precedente.

Con poche eccezioni le alberature del primo e secondo periodo hanno subito pesantemente l’impatto urbano fatto di recisione di apparati radicali durante la posa e la manutenzione dei sottoservizi, e di immotivate capitozzature della chioma (potature con recisione delle ramificazioni principali e del cimale). Ne hanno sofferto soprattutto i tigli che tendono a sviluppare facilmente la carie del legno. Generalmente si sono salvate le conifere che nel peggiore dei casi hanno subito qualche intenso rialzo di chioma

Il patrimonio arboreo del terzo periodo è complessivamente in condizioni migliori perché posizionato in aree meno interessate da sottoservizi (gran parte dei quali erano già stati posati) e meno danneggiato dalle potature per via di una accresciuta cultura del verde e delle competenze tecniche degli operatori.
Il quarto periodo ha risentito di un approccio troppo approssimato nella messa a dimora delle piante, attività a carico per lo più delle imprese che hanno sviluppato le lottizzazioni del secondo boom edilizio. La scarsa attenzione per il substrato (alberature impiantate su massetti di stabilizzato delle opere di urbanizzazione) per la qualità del materiale vivaistico, per la protezione della pianta da scottature da sole e dalla usura del colletto dovuta ai decespugliatori, hanno lasciato sul campo giovani piante in precarie condizioni.

In un certo senso sì anche se è necessario ringraziare chi prima di noi sì è posto il problema di piantare alberi in tutta la città. Altrove non hanno nemmeno gli spazi per gli alberi mentre a Imola si pone “solamente” il problema di come gestirli e rinnovarli.
Quello di cui parlavo è chiaramente un modello di gestione che ha le dovute eccezioni. Alcuni patriarchi possono e debbono essere conservati in aree opportunamente gestite per consentire la loro sopravvivenza senza rischi. Ma vorrei mostrarti alcune viali conservati con motivazioni paesaggistiche e credo sia facile capire che abbiamo mancato l’obiettivo. Il nostro immaginario paesaggistico di un filare stradale ci suggerisce una serie di piante coetanee. Fare convivere vecchie piante con ferite, cavità e chiome periodicamente e pesantemente potate per ridurre l’effetto vela con giovani piante compresse ed aduggiate in mezzo a queste, credo sia invece l’antitesi della tutela del paesaggio. Per non parlare del rischio e dei costi.
Gli alberi sono esseri viventi ed il fatto che possano avere una vita molto più lunga della nostra ci induce a pensare che siano eterni e vadano solo conservati. In realtà una pianta in città è soggetta a danni e stress tali da limitarne fortemente l’età utile. Il patrimonio arboreo del “primo e del secondo periodo” di cui abbiamo parlato in precedenza è stato fortemente danneggiato da potature e recisioni di apparati radicali. M anche il surriscaldamento indotto dalle superfici in asfalto e l’inquinamento atmosferico sui viali non sono cause da non sottovalutare.
Se si potano gli alberi, ed ancor peggio se si recidono gli apparati radicali, è solo per soddisfare le nostre esigenze di gestione. Ogni potatura è un trauma per l’albero, perché si espongono i suoi tessuti agli agenti patogeni, come funghi, batteri e altro. Tutto ciò che verrà tolto dall’albero, l’albero tenterà di riformarlo e, per questo, dovrà attingere alle sue riserve. L’albero ha bisogno delle foglie per nutrirsi. Quindi andrà a vantaggio dell’albero se taglieremo il meno possibile. Quando si pota pesantemente una pianta si entra in un circolo vizioso che costringe ad ulteriori interventi perché la pianta sviluppa ramificazioni deboli sulle superfici di taglio. Ed ogni successivo intervento mette inutilmente sotto stress la pianta.
La città di Imola ha la fortuna di avere tantissimi alberi in città, quasi una “foresta urbana”. Ed è proprio da forestale che vorrei ragionare. Non importa il destino della singola pianta ma quello dell’intero bosco. Ed il bosco viene rinnovato per gruppi di piante. Le piante in pessime condizioni che andiamo ad abbattere hanno in genere tra 50 e 70 anni, ma per molte di queste ormai sono 10 anni che facciamo valutazioni di stabilità con appositi strumenti e potature di riduzione della chioma per ridurre rischi di cedimento. Una pianta in città può svolgere egregiamente la sua funzione per 50-60 anni. Oltre questa età la sua efficienza ecologica ed economica decresce progressivamente ed andrebbe sostituita. Per mantenere la foresta urbana efficiente e sicura è quindi opportuno fissare un “turno di taglio” di 50 anni (estendibile a 60 per certe specie) e dividere il numero di piante per il turno e sostituire ogni anno il quoziente. In altre parole se ho 100 piante che hanno una durata di vita di 50 anni ogni anno devo abbatterne e sostituirne 2. In questo modo conserverò invariata la consistenza della mia “foresta” assicurandomi di mantenere tutti gli alberi entro una età nella quale svolgo al meglio la loro funzione sottrazione del carbonio dalla atmosfera e nel contempo generano meno rischi per le persone che con essi convivono.
Quello di cui parlavo è chiaramente un modello di gestione che ha le dovute eccezioni. Alcuni patriarchi possono e debbono essere conservati in aree opportunamente gestite per consentire la loro sopravvivenza senza rischi. Ma vorrei mostrarti alcune viali conservati con motivazioni paesaggistiche e credo sia facile capire che abbiamo mancato l’obiettivo. Il nostro immaginario paesaggistico di un filare stradale ci suggerisce una serie di piante coetanee. Fare convivere vecchie piante con ferite, cavità e chiome periodicamente e pesantemente potate per ridurre l’effetto vela con giovani piante compresse ed aduggiate in mezzo a queste, credo sia invece l’antitesi della tutela del paesaggio. Per non parlare del rischio e dei costi.
La città di Imola ha la fortuna di avere tantissimi alberi in città, quasi una “foresta urbana”. Ed è proprio da forestale che vorrei ragionare. Non importa il destino della singola pianta ma quello dell’intero bosco. Ed il bosco viene rinnovato per gruppi di piante. Le piante in pessime condizioni che andiamo ad abbattere hanno in genere tra 50 e 70 anni, ma per molte di queste ormai sono 10 anni che facciamo valutazioni di stabilità con appositi strumenti e potature di riduzione della chioma per ridurre rischi di cedimento. Una pianta in città può svolgere egregiamente la sua funzione per 50-60 anni. Oltre questa età la sua efficienza ecologica ed economica decresce progressivamente ed andrebbe sostituita. Per mantenere la foresta urbana efficiente e sicura è quindi opportuno fissare un “turno di taglio” di 50 anni (estendibile a 60 per certe specie) e dividere il numero di piante per il turno e sostituire ogni anno il quoziente. In altre parole se ho 100 piante che hanno una durata di vita di 50 anni ogni anno devo abbatterne e sostituirne 2. In questo modo conserverò invariata la consistenza della mia “foresta” assicurandomi di mantenere tutti gli alberi entro una età nella quale svolgo al meglio la loro funzione sottrazione del carbonio dalla atmosfera e nel contempo generano meno rischi per le persone che con essi convivono.

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